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Pubblicato da Paolo Stefanini ● 14 ottobre 2020

Infezioni in terapia intensiva, cos’è successo a Verona

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Il caso recente dell’infezione in terapia intensiva in una struttura ospedaliera di Verona ha riacceso i riflettori sul problema delle infezioni nosocomiali.

Le infezioni ospedaliere, cioè contratte durante la permanenza in una struttura sanitaria per cure o interventi, sono un “fatto noto” al personale sanitario. Percorsi accademici e normative nazionali conoscono bene questa minaccia e hanno, nel tempo, affilato le armi per contrastarla. Tuttavia, il rischio è invisibile e può rivelarsi anche subdolo: batteri e spore possono contaminare ed espandersi sulle superfici, se non vengono individuati ed eliminati con efficacia. In presenza di infezioni contratte in ospedale o in clinica, si apre un grande capitolo: quello dell’accertamento della responsabilità da parte del personale medico e della struttura sanitaria.

Nel momento in cui un paziente viene infettato da un microrganismo mentre si trova in ospedale e si accerta che la causa è la negligenza o l’omissione da parte della struttura o del personale medico-infermieristico, rispetto ai protocolli di prevenzione, allora il paziente o la famiglia hanno diritto a un giusto risarcimento.

La Prevenzione delle Infezioni Nosocomiali nelle strutture sanitarie

Il rischio correlato alle infezioni ospedaliere è ben noto alle istituzioni; il Ministero della Salute impone misure di prevenzione e controllo delle ICA in tutte le strutture assistenziali definendole “interventi irrinunciabili” a tutela dei pazienti e degli stessi operatori. 

Uno dei punti cruciali per il contrasto alle infezioni ospedaliere è la definizione e l’applicazione di buone pratiche di assistenza adatte all’ambito assistenziale. In particolare, nelle aree di Terapia intensiva, che comprendono la TIN cioè la Terapia intensiva neonatale, dal 2009 è obbligatorio un sistema di sorveglianza nazionale delle infezioni poiché i pazienti ricoverati in Unità di terapia intensiva hanno un rischio di contrarre una o più infezioni correlate all’assistenza da 5 a 10 volte superiore rispetto ai pazienti ricoverati in altri reparti ospedalieri, sia per immunodepressione che per l’esposizione a interventi chirurgici (Fonte: Ministero della Salute, studio dell’Agenzia sanitaria e sociale Regione Emilia Romagna).

Infezioni in terapia intensiva, cos’è successo a Verona

A giugno, i media hanno parlato di infezioni causate dal batterio Citrobacter koseri presente in Terapia intensiva neonatale e pediatrica nell’Ospedale Donna e Bambino di Borgo Trento, a Verona.

Gli accertamenti giudiziari, tuttora aperti, hanno rilevato che nell'infezione da Citrobacter sono stati coinvolti 100 bambini dal 2015 al luglio 2020, di cui nove da gennaio 2015 fino a marzo 2017, e 91 da aprile 2017 a luglio 2020, come si legge nella relazione ispettiva disposta dalla Regione Veneto.

Questo batterio colpisce soprattutto i neonati, i nati prematuri e gli adulti immunodepressi, e causa sepsi, meningite e danni al sistema nervoso manifestandosi anche dopo mesi dalla dimissione.

L’episodio di Verona mette in luce la necessità del controllo delle fonti di infezione negli ambienti ospedalieri. Non solo vanno garantite le più rigide regole di disinfezione degli strumenti e delle mani di chi entra a contatto con i pazienti delle terapie intensive, ma anche i controlli ambientali devono essere particolarmente accurati.

Nel caso di Verona, il batterio killer (così ribattezzato dai media) era entrato attraverso la rete idrica: un punto debole per la sterilità dell’ambiente, poiché in presenza d’acqua si possono generare delle pericolose colonie di microrganismi.

Cosa fare in caso di infezione contratta in ospedale

Quando ci si trova davanti a un caso di infezione ospedaliera che ha colpito noi direttamente o un familiare, la cosa giusta da fare è DIRLO. Per essere ascoltati in modo efficace bisogna contattare dei professionisti che operano per la tutela dei pazienti e dei familiari.

Va evidenziato infatti che il caso sulla struttura di Verona è stato sollevato dopo che una mamma ha chiesto giustizia.

Le indagini sono infatti iniziate dopo l’esposto presentato alla Procura della Repubblica di Genova da parte di Francesca Frezza, una mamma che aveva dato alla luce una bambina nell’ospedale di Verona nell’aprile del 2019 e l’aveva poi fatta trasferire all’ospedale Gaslini di Genova a causa della malattia. La neonata si spense pochi mesi dopo e dall’autopsia emerse l’infezione da Citrobacter koseri. 
Non è facile trovare un modo giusto di reagire di fronte a un lutto o una grave malattia che colpisce un familiare, ma l’emersione del rischio di un’infezione ospedaliera può tutelare tutti gli altri pazienti risparmiando dolore alle altre famiglie.

Grazie all’emersione del caso, il reparto è stato completamente messo in sicurezza e riaperto poche settimane dopo, ripristinando un servizio importante in totale sicurezza. Il tema delle infezioni ospedaliere ti riguarda da vicino? Sei vittima di un caso simile o un tuo familiare è stato gravemente colpito da un’infezione contratta in ospedale?

Se hai il timore di essere vittima di un caso di malasanità, come primo passo leggi gratuitamente e in completa privacy questa guida che ti guiderà nel percorso per ottenere giustizia e un giusto risarcimento.

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Topic: Infezioni ospedaliere

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