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Pubblicato da Paolo Stefanini ● 26 agosto 2020

Ipossia perinatale: il medico e l'ospedale hanno colpe?

Ipossia-perinatale

L’ipossia perinatale del neonato genera una sofferenza che può avere conseguenze anche molto gravi e fatali nel bambino. La mancanza o la riduzione di ossigeno nel sangue e nei tessuti può portare a handicap motori, neurologici, intellettivi e nei casi estremi anche alla morte. Quando ciò avviene in prossimità del parto, è possibile che il ginecologo o l’equipe medica abbiano delle responsabilità?

Definizione Ipossia perinatale

Per ipossia, in medicina, si intende una situazione di diminuita concentrazione di ossigeno nei tessuti fetali. Quando questa condizione si verifica nel corso del travaglio di parto o nei 7 giorni che seguono la nascita del feto, si parla rispettivamente di ipossia neonatale ed ipossia perinatale.

È complesso stabilire i fattori causali di un’ipossia, cioè stabilire con certezza da cosa è dovuta la mancanza di ossigeno al neonato. Se questo avviene durante il travaglio, le cause potrebbero essere:

  • Legate allo stato di salute della mamma: malattie cardiopolmonari, anemia, ipertensione grave e protratta nel tempo;
  • Placentari, come tutte le condizioni che alterano, riducendolo, l’arrivo del sangue alla placenta (ad esempio il distacco della placenta);
  • Funicolari, come i giri del cordone ombelicale intorno al collo ed al resto del corpo del feto, i nodi del funicolo, il prolasso del funicolo;
  • Fetali, ad esempio l’insufficienza cardiocircolatoria fetale primitiva, l’aritmia cardiaca fetale;
  • Anomalie del travaglio, come una eccessiva lunghezza del periodo espulsivo, un arresto della progressione del feto, sindrome da aspirazione di meconio, distocia di spalle, rottura d’utero, distacco di placenta, prolasso di funicolo.

 

Alcuni dati scientifici sull’ipossia durante il parto

  • L’asfissia intrapartum è responsabile del 6% delle morti prenatali. La sofferenza fetale, specialmente se si manifesta all’inizio del travaglio, è una delle circostanze più importanti che inducono il personale medico a praticare un taglio cesareo.
  • L’encefalopatia neonatale (insieme dei danni neurologici riscontrabili a carico del feto per cause intrapartum) viene definita encefalopatia ipossico-ischemica. È un evento molto raro che interessa 1,6 ogni 1000 nati. Di questi, quelli con encefalopatia lieve (stadio I) solitamente guariscono senza conseguenze; quelli con encefalopatia moderata (stadio II) possono sviluppare danno neurologico a lungo termine nel 20-25% dei casi; infine quelli con encefalopatia severa (stadio III) presentano un rischio superiore all’80% di morte o di sequele neurologiche a lungo termine.
  • La forma più grave di danno neurologico da asfissia intraparto, la paralisi cerebrale, ha una incidenza attesa di 1,5 ogni 1000 nati.
  • Il 70-80% dei danni neurologici neonatali sono ascrivibili a cause che agiscono già durante la gravidanza.

Cosa deve fare il medico

Quello che conta veramente è riconoscere tempestivamente l’esistenza della condizione di sofferenza fetale acuta o subacuta e liberare al più presto il bambino da una situazione potenzialmente capace di produrre gravi danni al cervello.

Come farlo:

  • Sorveglianza fetale durante la gravidanza, con controlli periodici accurati.
  • Monitoraggio con cardiotocografia durante tutto il travaglio, che può mettere in evidenza una condizione di ipossia fetale e la modalità con cui il feto sta reagendo a questa situazione.

 

Quando c’è una colpa del medico?

  • Quando i protocolli non vengono rispettati
  • Se la lettura del tracciato del cardiotocografo non è stata interpretata correttamente.

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Topic: Danni da Parto

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